«Le barzellette sono tutte vecchie».

Appunto di lettura su Trattato sulle barzellette, Achille Campanile
Copertina del Trattato delle barzellette di Achille Campanile, edizione Rizzoli.

Trattato sulle barzellette

di Achille Campanile — appunti del 21 marzo 2026

«Le barzellette sono tutte vecchie»: esistono solo quelli che l’hanno già sentita o quelli che non l’hanno ancora sentita. Questi ultimi è molto probabile che non se la ricordino. Spesso, questi che non sanno di sapere, sono dei tali cafoni che, dopo aver giurato e spergiurato di non sapere nessuna barzelletta, di non ricordarsene o comunque di non saperle raccontare, a metà del racconto di chi invece, coraggioso, si mette in gioco nel raccontare, dice: «Ah, ma questa la so, è vecchia".

Tutte le barzellette son vecchie, caro il mio professorino “so tutto io”». Avresti fatto meglio a raccontarla tu, o almeno ad avere la buona creanza di tacere, ascoltare e, alla fine, ridere.

Non però una risata finta.

Dovresti adattare la risata all’emozione. Se non la ricordavi e, riascoltandola, ti ha acceso una vecchia felicità, dovresti ridere come hai riso la prima volta. Se invece anche allora non ti aveva smosso niente, se l’avevi dimenticata proprio perché brutta, imbarazzante o triviale, dovresti essere meno snob e riconsiderare le tue amicizie.

Se invece, come sempre più spesso accade, la barzelletta fa ridere. In realtà te la ricordavi ma non era moralmente accettata dai presenti, valuta se farti scoprire o meno. Se il raccontatore è un vostro caro amico e volete salvarlo dalla pubblica gogna, limitatevi a ridere a crepapelle in anticipo, pregandolo di smettere.

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