Non inventatevi oggetti strani. L'icona deve essere facile da capire: Banana - Scivolare!

Francesco Cavalli
Bosco innevato che emerge dalla nebbia.

Ogni traduzione è un tradimento. Evocare invece, evocare!

Il nome di questo sito viene da una lezione di infografica all'università. Il professore stava spiegando come associare un'icona a un significato. Non ci diede una regola ma ci chiese: che icona mettiamo per "scivolare"?

Silenzio in aula, qualcuno provò con una goccia, qualcuno con le striscie dei pneumatici ma non ci convinceva nulla. Poi, disegnò sulla lavagna una buccia di banana.

Banana -> scivolare

Per la benzina la pompa, per il ristorante forchetta e coltello, per un bar la tazzina del caffè. Non serve trovare il segno che traduca la parola, serve evocare l'azione. Così come l'uscita di sicurezza è un'uomo che fugge.

Una definizione non basta

Nel disegno delle interfacce si fa un gran parlare di accessibilità e di come l'icona da sola non la garantisca. Si dice di affiancare una parola all'icona, come se questo bastasse. Neppure le parole, per quanto leggibili, garantiscono la comprensione. La coppia può essere corretta ma portare fuori strada. Non serve tradurre il linguaggio dei segni in lingua corrente. Occorre evocare.

Come funziona l'evocazione? Si prende uno spirito e gli si da un corpo. In questo caso un concetto astratto deve diventare reale, tangibile. Deve manifestarsi in qualcosa di riconoscibile. La banana non è universale. Funziona perché molti di noi conoscono quella gag, o almeno la sua logica. Se il contesto cambia, cambia anche l'immagine che può servire. Evocare non significa affidarsi a un simbolo magico, ma conoscere bene le persone, le abitudini e il contesto in cui quel segno verrà incontrato.

Le metafore che non vediamo più

Jorge Luis Borges riprende da Leopoldo Lugones una frase radicale: «ogni parola è una metafora morta». La formula compare nelle sue lezioni raccolte in This Craft of Verse: una parola diventa così familiare da farci dimenticare l'immagine, il gesto o il rapporto da cui è nata.

Non è un invito a diffidare delle parole. È un invito a ricordare che il linguaggio non è mai soltanto un sistema di etichette. Anche quando sembra più neutro, porta con sé una storia di immagini sedimentate. Borges osservava inoltre quanto le metafore ripetute possano diventare una stanchezza: quando non fanno più vedere niente, restano soltanto un modo automatico di parlare.

Una banana disegnata per dire scivolare fa il movimento opposto. Riporta in vita, per un attimo, un collegamento tra due cose diverse. Non spiega tutto e non deve farlo. Fa comparire la scena necessaria perché il significato possa accadere.

Questo spazio nasce per fare caso a questo genere di evocazioni. Quando un pensiero ne suscita un'altro, inconsapevolmente. Prendere appunti può far inciampare in un pensiero già noto per vederlo da alti punti di vista, per renderlo di nuovo eccezionale.


Nota sulle fonti: la formula è di Leopoldo Lugones, ripresa da Borges in “The Metaphor”, lezione di This Craft of Verse (Harvard University Press, 2000, p. 22). In una conversazione del 1966 Borges riflette anche sulla stanchezza delle metafore ripetute dei poeti anglosassoni.

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